5 eminenti astronome

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5 eminenti astronome

Nel mondo scientifico, il contributo delle astronome viene spesso sottovalutato. Nell'articolo di oggi, ci piacerebbe rendere omaggio a cinque donne influenti nel campo dell'astronomia, sia del passato che del presente. La lista seguente non è assolutamente completa e, in futuro, potremmo ampliarla.

Se desideri mettere alla prova la tua conoscenza sulle astronome famose e le loro scoperte, cimentati nel nostro quiz!

Galileo, Copernico, Keplero: questi e molti altri eccezionali scienziati hanno dato un contributo significativo alla storia dell'astronomia. In questo quiz dovrai indovinare a quali astronomi famosi dobbiamo grandi scoperte o idee innovative. Vediamo quanti ne indovini!
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Caroline Herschel (1750-1848)

  • Paese: nata in Germania, attiva nel Regno Unito
  • Scoperte degne di nota: diverse comete e oggetti del profondo cielo

Caroline Lucretia Herschel, sorella minore del famoso astronomo William Herschel, aveva al suo attivo diverse prime volte:

  • fu la prima astronoma professionista a ricevere uno stipendio per il suo lavoro;
  • fu la prima donna in Inghilterra a ricoprire una posizione governativa ufficiale (assistente dell'astronomo di corte);
  • fu la prima donna a diventare membro onorario della Royal Astronomical Society.

Caroline Herschel ha scoperto in maniera indipendente otto comete e quattordici oggetti del profondo cielo. Gli oggetti da lei scoperti includono la cometa periodica 35P/Herschel-Rigollet e la galassia nana ellittica M110, satellite della galassia di Andromeda.

Oggetti denominati in onore di Caroline Herschel: asteroide 281 Lucretia e gli ammassi aperti NGC 2360 (ammasso di Caroline) e NGC 7789 (Rosa di Caroline).

Henrietta Swan Leavitt (1868-1921)

  • Paese: USA
  • Scoperta degna di nota: relazione periodo-luminosità

Insieme ad altre 40 donne circa, Henrietta Swan Leavitt lavorò presso l'Harvard College Observatory come "donna computer", ovvero come calcolatrice manuale (agli inizi del XX secolo, questa era l'opzione più vicina alla carriera scientifica per un'astronoma). La mansione attribuita alle “donne computer di Harvard” era quella di classificare le stelle esaminando delle lastre fotografiche.

Nel 1908, mentre studiava le variabili delle cefeidi, Leavitt scoprì che il periodo di pulsazione di una stella variabile era determinato dalla sua luminosità. Tale scoperta (ora nota come "Legge di Leavitt'”), successivamente, consenti agli astronomi di misurare le distanze da stelle, galassie e ammassi stellari remoti. Ad esempio, nel 1924, Edwin Hubble utilizzò una variabile delle cefeidi per misurare la distanza dalla galassia di Andromeda e dimostrò che questa era situata fuori dalla Via Lattea.

Oggetti denominati in onore di Henrietta Swan Leavitt: asteroide 5383 Leavitt e cratere Leavitt sulla Luna.

Cecilia Payne-Gaposchkin (1900-1979)

  • Paese: nata nel Regno Unito, attiva negli USA
  • Scoperta degna di nota: composizione di stelle

Cecilia Payne s'interessò all'astronomia dopo aver presenziato a una lettura di Arthur Eddington, che aveva confermato la teoria della relatività di Albert Einstein mentre osservava un'eclissi solare. Dopo essersi laureata all'Università di Cambridge, si trasferì negli USA, poiché sentiva che lì avrebbe avuto maggiori opportunità di carriera rispetto al Regno Unito.

Nel 1925, Cecilia presentò la propria tesi di dottorato, dove suggeriva che le stelle, incluso il nostro Sole, fossero composte principalmente di idrogeno ed elio. Questa scoperta rivoluzionaria fu inizialmente rifiutata: a quell'epoca, la maggior parte degli scienziati riteneva che il Sole fosse fatto degli stessi elementi della Terra. Tuttavia, la sua scoperta fu riconosciuta successivamente. La scienziata ricevette svariati premi, divenendo la prima professoressa dell'Università di Harvard.

Oggetti denominati in onore di Cecilia Payne-Gaposchkin: asteroide 2039 Payne-Gaposchkin, Payne-Gaposchkin Patera (vulcano) su Venere.

Vera Rubin (1928-2016)

  • Paese: USA
  • Scoperta degna di nota: prova dell'esistenza della materia oscura

Uno degli oggetti di studio di Vera Rubin fu la rotazione delle galassie spiraliformi. Ella notò che le stelle situate nelle parti più esterne di una galassia si muovevano alla stessa velocità delle stelle vicine al centro della galassia stessa. Questo era un fenomeno insolito, poiché, a quell'epoca, gli astronomi ritenevano che più lontana fosse una stella dal centro della galassia, più lenta fosse la sua velocità orbitale. L'osservazione di Vera Rubin rivelava come le regioni più esterne delle galassie contenessero grandi quantità di materia invisibile che teneva in orbita le stelle che si muovevano velocemente.

Come risultato, Vera Rubin arrivò alla conclusione che circa il 90% della massa presente nelle galassie fosse composta da materia oscura invisibile. Comunque, non fu lei la prima a proporre il concetto di materia oscura, che fu introdotto precedentemente dall'astronomo svizzero Fritz Zwicky, ma che non venne preso sul serio dagli scienziati. I calcoli di Vera Rubin aiutarono a dimostrare che la teoria di Zwicky era corretta.

Oggetti denominati in onore di Vera Rubin: asteroide 5726 Rubin, dorsale Vera Rubin Ridge su Marte.

Andrea Mia Ghez (nata nel 1965)

  • Paese: USA
  • Scoperta degna di nota: un buco nero al centro della nostra galassia

Il focus della ricerca scientifica di Andrea Ghez è sempre stato il centro della nostra galassia. Con l'aiuto dei telescopi del W. M. Keck Observatory, la scienziata riuscì a osservare le singole stelle intorno al centro galattico e a calcolarne le orbite. In seguito, lei e i suoi colleghi utilizzarono il moto orbitale delle stelle per mostrare come queste si muovessero intorno a un oggetto molto piccolo (60 milioni di km di diametro), ma che aveva una massa pari a 4 milioni di masse solari. Di tutti gli oggetti noti, solo un buco nero avrebbe potuto avere tali proprietà.

Per la scoperta del buco nero al centro della Via Lattea, Andrea Ghez ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisica nel 2020, divenendo la quarta donna della storia a ricevere questo premio.

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Immagine di credito:Vito Technology, Inc.
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